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In nota il Castromediano afferma che la tavola Galatinese trovasi già nel nostro Museo, donata per squisita generosità da quel nobile Municipio di Galatina (pp.
Sulla parete sinistra sorge il sarcofago bellissimo di Raimondello del Balzo Orsini in origine quasi certamente costruito alle spalle dellaltare maggiore.Maria della Croce in Casaranello che lo riconfermò nello stesso prestigioso ruolo.Si spera che anche il Parlamento Nazionale li accolga per legge.Nella stessa nave destra vi è lepigrafe in onore di Raimondo del Balzo, da noi sopra riferita.Uno dei primi ricordi della chiesa.E fu fortuna, perché trattasi di un monumento di arte antichissimo e pregevolissimo dipinto in tavola, il quale stava per perdersi, e che, secondo narra la tradizione, è forse della stessa mano di Francesco dArecio, il dipintore degli affreschi del tempio insigne.a Caterina.In fondo al coro sorge il mausoleo di Giovannantonio Orsini nel quale è effigiato in veste di cordigliero giacente su letto funerario sostenuto da quattro colonne a fusto ottagono.Nel 1696 il frate Giuseppe da Gravina mise mano alla decorazione del quadriportico (una sua firma è presente sul primo pannello dipinto).Il contenuto di questa sezione è riservato ad un pubblico adulto.Tra le particolarità iconografiche, il grande pannello raffigurante la Dormitio Virginis.Autore: Francisco de Paula traduttore :.Francesco dAssisi, era in origine il cenotafio di Maria dEnghien, poi andato quasi del tutto distrutto in seguito ad una maldestro spostamento a Lecce, dove poi se ne persero definitivamente le tracce (comunque qualche elemento architettonico, ancora in posto, si riconosce e ricorda molto.Nel settecento si interessa al monumento il padre Bonaventura da Lama che nella sua Cronica de Minori osservanti Riformati della Provincia.Passiamo alle navi minori.
Il campanile restò incompleto fin dalle origini e solo più tardi fu portato allaltezza attuale.
Caterina Però le innovazioni dei de Balzo non distrussero a bella prima la parrocchia greca, la quale seguitò a durare fino al cadere del secolo XV, quando cioè vi morì quellultimo parroco greco Nicola Schìnzari (p.




Ognuno fatto a modo suo con i propri desideri e segreti nascosti in fondo al cuore.Maria è quella introversa, malinconica ma sempre disponibile per aiutare i suoi amici più cari.Alla morte di Raimondello (1406) i lavori furono portati avanti dalla vedova Maria dEnghien, divenuta nel frattempo regina di Napoli (per aver sposato in seconde nozze il re Ladislao di Durazzo alla quale si deve la decorazione pittorica dellinterno della Basilica ed il cenotafio del.Caterina, nel quale si ammira una bella statua della santa in pietra leccese.Pareti e volte sono ricoperte da affreschi datati al primo quarto del sec.12-14) ed ancora: Questo borgo preferirono i de Balzo-Orsini, Conti di Lecce e Principi di Taranto, i quali mutandolo fin dal 1355 nella piccola ma graziosa città che ora si scorge, nel 1390 vi restauraron di nuovo il rito latino (il rito greco era stato.
Per lamore e il dovere di conservarlo la Commissione proponeva a quel Comune di depositarlo nel Museo Provinciale, e ritirarselo quindi a piacimento.
Forse lunica cosa che mi ha dato un po fastidio è stato il continuo riferimento pubblicitario ad un determinato strumento elettronico.




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